Lituania e Polonia stanno preparando piani congiunti per gestire una possibile evacuazione di massa della popolazione lituana verso il territorio polacco nel caso di un attacco russo ai Paesi baltici. Secondo il ministro dell’Interno lituano Martynas Katelynas, l’infrastruttura predisposta lungo il confine potrebbe arrivare ad accogliere circa un milione di rifugiati, o persino un numero ancora maggiore.
L’annuncio arriva mentre i due Paesi intensificano la cooperazione sulla sicurezza delle frontiere e sulla gestione delle emergenze,alla luce dei recenti episodi riconducibili alla guerra ibrida e delle violazioni dello spazio aereo attribuite a droni russi. Varsavia e Vilnius “hanno avviato un lavoro intenso sui piani di evacuazione transfrontaliera”, ha dichiarato Katelynas dopo un incontro con il suo omologo polacco Marcin Kierwiński.
I piani prevedono l’individuazione di valichi alternativi e la predisposizione di punti di accoglienza per un eventuale afflusso significativo di civili. Uno dei principali centri individuati si trova a Lazdijai, nel sud della Lituania, a ridosso del confine polacco. La struttura dovrebbe contribuire a gestire l’arrivo delle persone evacuate e a coordinare le successive operazioni di trasferimento.
“Questo valico di frontiera, che ci collega alla Polonia, è destinato ad accogliere circa un milione di rifugiati, e forse anche di più”, ha dichiarato Katelynas.
I preparativi si inseriscono in una più ampia serie di esercitazioni condotte dalla Lituania per verificare la capacità del Paese di reagire a una crisi. Le simulazioni hanno riguardato le procedure di evacuazione, le infrastrutture di confine e gli aspetti logistici necessari a spostare rapidamente un numero elevato di persone.
Alle esercitazioni hanno partecipato anche circa venti funzionari polacchi. Una parte delle attività si è concentrata sul Corridoio di Suwałki, una fascia di territorio relativamente stretta che collega la Polonia alla Lituania e separa l’exclave russa di Kaliningrad dalla Bielorussia, stretto alleato di Mosca.
Il corridoio rappresenta uno dei punti più sensibili della sicurezza del fianco orientale della NATO. Per i Paesi baltici – Lituania, Lettonia ed Estonia – costituisce infatti il principale collegamento terrestre con il resto del territorio dell’Alleanza atlantica.
Non solo il ministero degli Esteri polacco risponde alle nuove minacce della Russia
In caso di conflitto, la vulnerabilità dell’area potrebbe avere conseguenze sia sul piano militare sia su quello civile, rendendo fondamentali la capacità di evacuare la popolazione e la continuità delle comunicazioni terrestri tra i Paesi alleati.
Le autorità lituane sottolineano tuttavia che i preparativi non equivalgono a una previsione di un attacco russo imminente. Il ministro degli Esteri polacco Radosław Sikorski ha recentemente affermato che Mosca non disporrebbe, allo stato attuale, della capacità necessaria per condurre un attacco su larga scala contro la NATO essendo una parte significativa delle sue risorse militari impegnata nella guerra contro l’Ucraina.
La valutazione non elimina però i timori legati ad altre forme di pressione. Varsavia ha infatti invitato gli alleati a mantenere alta l’attenzione nei confronti di possibili provocazioni e attacchi ibridi, che possono includere cyberattacchi, sabotaggi, disinformazione e altre operazioni volte a destabilizzare i Paesi europei senza sfociare in un conflitto militare convenzionale.
“La Russia potrebbe fare in modo più aggressivo ciò che sta già facendo”, ha dichiarato Sikorski, sottolineando la necessità di prepararsi anche a scenari diversi da quello di una guerra aperta.
Per Vilnius, il rafforzamento della cooperazione con la Polonia rappresenta quindi una componente importante della strategia di sicurezza nazionale. L’obiettivo non è soltanto garantire una risposta militare coordinata, ma anche assicurare che le infrastrutture civili siano in grado di sostenere una crisi prolungata.
Katelynas ha ribadito la necessità che Polonia e Paesi baltici mantengano una posizione coordinata di fronte alle pressioni provenienti dalla Russia. “Polonia e Lituania sono come fratelli, come sorelle che si sostengono a vicenda e continueranno a sostenersi”, ha affermato il ministro.

